Resoconto singole tappe
I Tappa: Novate Mezzola – Lecco
Dopo oltre 6 mesi di preparazione...eccoci finalmente alla partenza.
Ci si trova tutti sabato sera all’albergo di Mario Saligari, che ci riceve tra un matrimonio e un altro.
Si predispongono le barche per il varo della mattina e si cena con le specialità e i vini del luogo.
La mattina del 17 Maggio, di bun’ora, tutti al museo dei “picapedra” per ricordare il lavoro duro dei cavatori del granito di S.Fedelino. Il vecchio carro con un bel cavallino impaziente ci aspetta già per trasportare, in compagnia delle nostre belle vogatrici, il pezzo di granito fino all’imbarco, al lido di Novate.
Le grandi barche Vikinghe vengono messe facilmente in acqua e si formano gli equipaggi. Un po’ di pratica per chi voga per la prima volta su queste barche…e via! Siamo accompagnati dalle jole della Canottieri Retica e insieme formiamo una bella flotta che naviga sulle tranquille acque del Lago di Novate! Le montagne ci circondano ed è uno spettacolo straordinario. Passiamo a fianco della riserva naturale con i canneti, le anatre e i cigni. Entriamo quindi nel lago di Lecco dopo aver attraversato la foce dell’Adda, e ci fermiamo a Colico a imbarcare alcuni vogatori che ci hanno raggiunto la mattina. Proseguiamo alla volta di Bellano dove ci attende la sosta per il ristoro. L’entusiasmo di tutti è evidente per la magnifica giornata e l’emozione di vogare insieme. Le barche sono filanti e scorriamo lungo la costa ammirando il paesaggio…ma senza mollare la presa dei remi…e qualche battuta sui timonieri e il capo voga.
A Bellano ci aspetta la Proloco con le pizze, sparite in un battibaleno, e tanta…tanta acqua. Litri d’acqua che non riescono a togliere la sete sotto l’arsura del sole. Il sudore fa da lente ai raggi del sole e si intravvedono le prime avvisaglie di scottature alle spalle e alle gambe. Immancabile intervista al nostro Ammiraglio Francesco, scambio di doni…e via di nuovo alla volta di Lecco.
Sfila ai nostri occhi la costa più bella del Lago, le ville antiche…e noi tutti sempre a remare. Sono ormai 6 ore e la stanchezza comincia a farsi sentire…qualche cambio di posizione…una sosta pipì a Mandello…e via. Si capisce che ci stiamo avvicinando a Lecco, ma la città non si vede ancora…tutti devono richiamare le energie di riserva per gli ultimi kilometri…ma finalmente ecco la sagoma della Canottieri. Accostiamo, remi in resta e grande gioia. Siamo arrivati in perfetto orario dopo 60 km di vogata, ci abbracciamo dalla gioia e dimentichiamo la stanchezza.
Recupero delle barche e delle auto lasciate a Mezzola e tutti a casa felici, ma per alcuni “esperti” vogatori riposo per una settimana pensando alla tappa successiva sull’Adda.
L’inagibilità della chiusa di Olginate ci costringe a calare le 4 jole a valle della diga, ma il Parco Adda ha organizzato una piacevolissima anteprima con visita al Museo della Seta e al Municipio di Garlate, in compagnia della graziosa sindachessa, poi navigazione nel lago di Garlate con il Motoscafo del Parco fino alla Canottieri di Lecco per la simbolica continuità con la I tappa, e ritorno passando per il caratteristico borgo di Pescarenico ricordando Renzo, Lucia e Don Abbondio.
Ricongiunti gli equipaggi alla spiaggia di Olginate, imbarco, partenza…e qualche problema di stabilità con le jole della Canottieri Olona ben restaurate dall’Oriani. Quindi la prima (e unica) rapida da superare appena partiti, sotto il ponte della ferrovia. Tutto bene, meglio del previsto: anche se una barca riesce a centrare il pilone del ponte si scivola veloci sull’Adda immersi nel verde delle sponde, in un’oasi isolata dal resto del mondo.
Si arriva subito a Brivio dove ci aspetta il battello “Addarella” del Parco per un giro mentre ci rifocilliamo con il risotto e la pasta offerti dal Parco e serviti sul battello.
Ripartiamo scortati dalle Guardie del Parco e dopo una breve navigazione incontriamo lo storico traghetto di Leonardo a Imbersago. Immancabile sosta con traghettata ammirando l’ingegnoso dispositivo, accompagnati dai pifferai coi “firlinfoen” in costume con le loro allegre zufolate. Si riparte in fretta per Robbiate dove dobbiamo uscire con le barche perché la conca non è agibile, e l’operazione è un po’ un’incognita non avendola provata prima.
E’ il percorso più impegnativo per la quantità di ostacoli da superare, e alla mattina siamo tutti un po’ agitati. Ogni volta che si devono trasportare le barche bisogna togliere e mettere gli scalmi, un’operazione che porta via un po’ di tempo. I primi a entrare in acqua sono gli amici della Canoa Fluviale di Cernusco con le loro canoe, quidi la jole del Trube e dell’Oriani…che subito si impiglia nei rovi e lì sarebbe rimasta se non ci fosse stato l’aiuto di Francesco, Big Luciano e di Diego che hanno fatto catena in acqua per liberarla. Poi la prima rovesciata della jole di Luciano, Lucio e Giulia appena prima delle Paratoie di Vaprio. Queste barche sono proprio instabili e basta una piccola distrazione per rovesciarsi. Grande concitazione per tutti ma soprattutto per Giulia che si è procurata una lieve ferita al sopracciglio. Solito casino per uscire e rientrare dall’acqua con le barche, con l’aiuto del carrello e del pianale del camion gru. I ciclisti ci seguono sulla ciclabile e ci incoraggiano.
Ma lo spettacolo intorno attraverso Cassano e le vecchie cascine é impagabile. Si arriva a Inzago dove dobbiamo uscire per superare la chiusa. Anche qui la gru non serve e la rimandiamo a casa.
Giulia si fa medicare dalla Protezione Civile che ci assiste e coraggiosamente riprende la navigazione con tutti dallo scivolo di Villa Fornaci. Navigazione tranquilla insieme alla numerosa e variopinta flotta di canoisti fino a Gorgonzola dove ci attende un aperitivo fresco e particolarmente gradito in navigazione, con qualche acrobazia per trattenere le barche, e finalmente la sosta in paese, accolti dalle gentili, graziose ma risolute sindachessa e presidente Proloco che ci offrono un risotto cucinato da SlowFood e un ricco ristoro nel Parco, con una affascinante piscina derivata dal Naviglio, dove si poteva immaginare di vedere la Contessa bagnarsi leggiadra…accudita da qualche fortunato giardiniere….
Si riprende, rifocillati, la navigazione per Cernusco…e ancora il Trube con l’Oriani rischiano di rovesciarsi, ma tutti arriviamo alla sede della Canoa Fluviale accolti dai canoisti che ci hanno preceduto. Breve merenda e di nuovo via con un po’ di patema: ci sono ancora da superare le fatidiche lame d’acqua affioranti e le paratoie del Nodo Idraulico Lambro-Martesana.
La bellezza del paesaggio, l’acqua limpida, le cascine e le ville con i giardini affacciati alle sponde ci rincuorano e infatti le lame si superano in scioltezza lasciando correre le barche, e il passaggio
della paratoia si rivela più agevole del previsto data la sua larghezza. Grazie all’operatore della Provincia di Milano che ha aperto una paratoia (normalmente sono chiuse) e ci ha aspettato dato che eravamo un po’ in ritardo sul programma.
Siamo ormai a Milano, all’altezza di viale Padova, e l’acqua si fa più torbida, alberi di traverso e purtroppo anche detriti, un divano e quant’altro…nei pressi del campo Rom. Ma facciamo finta di niente, tanto è comunque bello il circondario con orti fioriti, pescatori…non sembra vero! Passiamo il vecchio ponte di Gorla con le belle ville ai lati e giungiamo al salto di Viale Monza. Qui occorre scendere dalla barca e procedere al guado, ma il Trube in avvicinamento riesce a rovesciarsi…e viene ancora salvato dal Francesco e dal Diego.
Apoteosi all’arrivo, pochi metri più avanti, alla Cassina dè Pomm in via Melchiorre Gioia, con la Banda di Carugate, manicaretti del Maestro di Casa, gli amici di Gorla Domani ai quali consegnamo simbolicamente il blocchetto di granito, e tutti i nostri amici, ciclisti, autisti che ci hanno aiutato e sostenuto.
VIACOLMARMO! 2008
La vogata organizzata nel 2007 aveva portato otto barche a remi dalla Cava del Duomo di Candoglia nell'Ossola fino a Milano.
RELAZIONE VIACOLMARMO! 2008
La seconda edizione della manifestazione “VIACOLMARMO!” conferma l’interesse per quest’avventura assolutamente particolare che continua a coinvolgere territorialmente diverse province del Piemonte e della Lombardia.
IL TRASPORTO DELLE COLONNE DELL'ARCO DELLA PACE DA CREVOLADOSSOLA A MILANO - Secondo il manoscritto dell’ingegner Carlo Antonio Giroldi (1771 – 1854) di Giuseppe Frattini Edizioni dell’Antica Credenza di Sant’Ambrogio. Milano, 2005.
Questo volume, che trae origine dal manoscritto inedito del progetto dell’ingegner Carlo Antonio Giroldi (1771-1854) del trasporto delle colonne dell’Arco del Sempione o della Pace dalla cava di Crevola d’Ossola a Milano, si articola in più capitoli: la riproduzione anastatica del manoscritto, che presenta un certo interesse filologico per la calligrafia la simbologia adottata e per un italiano a forte impianto dialettale, la sua traduzione ed interpretazione, l’inquadramento storico fra Repubblica Cisalpina e Regno Lombardo Veneto con richiami alle vicende urbanistiche di Milano Capitale e all’opera di Luigi Cagnola architetto dell’Arco della Pace, una ricerca metrologica, i riferimenti bibliografici sull’ingegner Giroldi e generali delle fonti, le vicende relative alla storia delle cave di Crevola d’Ossola, la descrizione dell’Arco della Pace secondo le pubblicazioni dell’epoca, la cartografia del percorso dalle cave di Crevola prima per via terra sino a Pallanzeno, poi sulla Toce al lago Maggiore e da qui via Ticino e Naviglio Grande sino alla Darsena di porta Ticinese, indi di nuovo per via terra, lungo il lato sinistro delle mura spagnole, sino alla Piazza d’Armi e all’Arco del Sempione.
VIACOLMARMO! 2008: PROGRAMMA GENERALE
VOGATA DALL'OSSOLA E DAL LAGO MAGGIORE A MILANO

COMITATO ORGANIZZATORE 2008
Profili biografici
RESOCONTO DELLA 1° TAPPA
18 maggio 2008
Crevoladossola - Domodossola - Vogogna - Pallanza Verbania

Le previsioni del tempo facevano tremare i polsi e temere il peggio, ma abbiamo avuto coraggio e siamo stati premiati.

RESOCONTO DELLA 2° TAPPA
23 maggio 2008
La giornata di venerdì 23 maggio è iniziata sotto auspici molto migliori di quelli che le previsioni del tempo, disperatamente controllate giorno per giorno da tutti i partecipanti lasciavano presagire.
RESOCONTO DELLA 3° TAPPA
24 maggio 2008

Gli amici che venivano in treno da Milano per raggiungerci a Sesto Calende si saranno alzati per primi intorno alle cinque di mattina e saranno stati i primi ad alzare gli occhi verso il cielo per avere una risposta alle nostre paure.
E così tutta l'avventura del calare le barche in acqua e gli equipaggi a bordo con la fortissima corrente diventa un'avventura durante la quale si vede chiaramente che il coordinamento all'interno dei singoli equipaggi e fra le diverse barche non è sicuramente perfetto, d'altra parte non siamo certamente degli incursori di marina ma solamente degli sportivi affascinati da questa avventura e del tutto privi di esperienza di tale genere di operazioni!
Così molti di noi si tuffano in un bar vicino, il cui titolare dichiarerà di non aver mai fatto un fatturato del genere in tutta la sua carriera, e cerchiamo in qualche modo di arrivare all'albergo dove tutti siamo alloggiati per la notte.

RESOCONTO DELLA 4° TAPPA
Turbigo - Milano
Domenica la colazione inizia al mattino presto, alle sette perchè la giornata si preannuncia lunga. Il cielo è ragionevolmente sgombro di nuvole, è grigio ma non piove e verso est si vede anche un'occhiata di luce che potrebbe essere un riflesso di sole.
Ma nessuno ha il coraggio di illudersi, dopo la sciacquata di ieri che ci ha reso molto pessimisti per il futuro. Da dentro i bagagli umidi ciascuno ha tirato fuori le ultime risorse di vestiti e scarpe, sperando in cuore proprio di non aver bisogno di ulteriori ricambi.
L'aria è fresca ma ormai, essendo fine maggio, non fa freddo.
Alcune barche sono già state portate in riva al Naviglio la sera prima, altre partono insieme a noi in una carovana di vetture che si recano al ponte della Padregnana dove è programmato il varo.
E come l'anno scorso là in riva al canale ci aspetta l'imboscata dei moscerini, infiniti e invadenti, che entrano nel naso, negli occhi, in bocca, nelle orecchie ma che per fortuna non pungono e quindi per quanto fastidiosi alla fine possono essere tollerati.
Il tempo brutto ha fortunatamente ridotto a pochi i ciclisti appassionati che stanno percorrendo le alzaie, mentre l'anno scorso erano centinaia e insistevano a passare velocissimi incuranti dei nostri segni e del pericolo delle barche che nel sollevamento con la gru sbandieravano rischiando di fare male a qualcuno di loro.
Sulla strada, con gli stabilizzatori già posizionati, ci aspetta il grande trattore del nostro oste di ieri sera Robertino, accompagnato da suo cugino e da un altro amico ancora più vigoroso di fisico, al punto che viene da pensare a che cosa serva un trattore del genere quando si hanno degli amici di siffatta stazza; fra noi peraltro possiamo anche vantare la presenza di Filippo, un gigante alto 1 m e 98 e anche di Lorenzo Mascetti, un altro che non scherza certo quanto a vigoria fisica.
Come di regola viene calato in acqua prima il canotto della polizia in modo che possa vigilare su qualunque inconveniente dovesse accadere durante il varo delle altre barche. La corrente è molto forte però, per fortuna, abbiamo molto spazio a disposizione e quindi le operazioni vengono condotte in modo sufficientemente rilassato da chi è più capace e più esperto mentre i meno smaliziati vengono utili solo per trasportare le barche dai carrelli al trattore, evitando attentamente di affidare loro delle operazioni più complesse.
Quest'oggi ci sono 12 nuovi vogatori, tutti amici dei proprietari delle due barche vichinghe, di conseguenza una delle due barche è riservata a loro, mentre per poter salire sull'altra si accende la solita discussione che termina solo quando qualcuno si accontenta di salire sulle jole.
Infine si parte, mentre il trattore attende l'arrivo dell'ultima lancia che è in ritardo in quanto ieri aveva avuto alcuni problemi al carrello Per chi non ha ancora percorso il primo pezzo di canale ogni curva riserva una nuova sorpresa: case diroccate, alcune cascine nobili perfettamente restaurate, un grandissimo barcone rimessato sotto una tettoia in riva al canale, l'emozionante scalinata di villa Clerici di Castelletto di Cuggiono e il paese di Castelletto dove si ricominciano a vedere un po' di case, un po' di persone, i pescatori, i ciclisti e i bambini che ci additano con sorpresa ai loro genitori.
Magnifica la vista del complesso religioso di Bernate, poi rapidamente arriviamo alla nostra prima stazione di sosta, Boffalora. Qui ci aspettano gli amici dell'Associazione culturale La Piarda, con in testa il presidente Tunesi, di malumore perché sofferente di una influenza mal curata che lo rende di cattivo umore al punto che non ha neanche voglia saltare in barca con noi. A riva ci aspetta il Barchett de Boffalora con il nostro ormai grande amico Giuseppe Ceriani e i due barcaioli con i loro cappellacci di cuoio ottocenteschi e i lunghi pali in mano per condurre la barca. Riusciamo ad attraccare abbastanza decentemente alla sponda, ci divoriamo patatine e aperitivi più o meno alcolici gentilmente offerti, ci rilassiamo una mezz'oretta e poi decidiamo di partire, sapendo che a Robecco sul Naviglio ci attende un arrivo molto più movimentato perché la corrente del canale è giudicata dai vecchi barcaioli molto più forte, addirittura mi dicono 20 volte di più!
Così ci stacchiamo dalla sponda non senza un po' di emozione perché il primo ponte è a pochi metri dopo il punto di distacco dalla banchina e non è così facile rimettere in velocità le barche per dare ai timoni la capacità di governare la direzione e subito dopo il ponte c'è anche immediatamente una curva molto stretta verso sinistra che va affrontata con decisione per non andare a sbattere contro la parete del canale.
Però tutti riusciamo a partire in modo più o meno brillante, con urla di incitamento scherzose e la navigazione continua verso un percorso sempre bellissimo.
Robecco sul Naviglio arriva molto più presto di quanto ci si possa immaginare, sembra di essere appena partiti, e la corrente effettivamente è molto veloce. La mia jole arriva per ultima quando ormai tutti sono attraccati a riva e dobbiamo trovare un posto dove riuscire a inserirci in mezzo alle barche per evitare di fare dei danni allo scafo: un primo lancio della cima non ha successo e riusciamo ad attraccare fortunosamente con uno scatto vigoroso di energia. Siamo arrivati in uno dei posti più belli del nostro viaggio, a villa Dugnani, una stupenda dimora in riva al canale di proprietà della nostra amica Vevè Bossi che ci accoglie sorridente e contenta di avere tanti amici intorno, per quanto bagnati e poco eleganti, nella sua deliziosa cornice di rose, cani, gatti, mobili e libri antichi. In un attimo comincia anche a piovere fitto e noi ringraziamo il cielo di essere riusciti a mettere un tetto sopra la testa. Ci aspetta una colazione molto ricca, molto buona, organizzata grazie al fiduciario Slow Food di Magenta Silvano Vignati tramite un agriturismo locale, la Cascina Bullona, gestito da Stefano Viganò. Molti dei prodotti che vengono presentati sono di produzione e marchiati Parco del Ticino, il vino è dell'Oltrepò, i formaggi sono locali e tutti come al solito si avventano famelici sul cibo.
Sono venuti a trovarci Manuela, con la mamma e papà, Adele e Norma che mi hanno aiutato nell'organizzazione di tutta l'avventura, che ha richiesto tre mesi di tempo per essere infine bruciata in quattro giorni di corsa sulle barche.
Fuori piove, nella bellissima villa si chiacchiera e ci si raccontano tante idee per il futuro, molti già ci dicono che verranno a nuotare in giugno, luglio e settembre con Roberto, Diego e me nelle tappe della LONGALAGO, vincendo la timidezza e la paura di affrontare alcuni chilometri di nuoto nell'acqua dolce.
È curioso come noi giudichiamo la lunghezza di una tappa in chilometri, mentre la maggioranza degli sportivi abituati a nuotare in piscina contano la lunghezza in numero di vasche: io, se dovessi conteggiare una tappa in questo modo, alla sola idea di fare 250 vasche sarei preso dallo spavento, mentre invece fare i corrispondenti 6 km mi sembra ormai normale anche perché in vasca morirei di noia, mentre invece nel lago continuo a distrarmi guardando pesciolini, piante acquatiche, papere e anche cercando di migliorare il mio modo di nuotare per avanzare più fluidamente.
Finalmente smette miracolosamente di piovere, mentre le notizie da Milano sono che là ancora sta scrosciando; d'altra parte non possiamo fermarci più di tanto perché ci aspettano gli appuntamenti successivi, sono concatenati uno con l'altro e rischieremmo di far saltare tutto il programma.
La partenza è piuttosto emozionante: la jole di Gavirate rompe un remo, anche altre barche partono con un po' di agitazione, d'altra parte la corrente è veramente molto forte e penso che possa essere stimata intorno ai 20 km/h. Grazie anche alla velocità sostenuta dell'acqua il percorso sembra estremamente corto; il curvone di Abbiategrasso, così temuto l'anno scorso e in realtà del tutto inoffensivo perché la corrente che porta verso il canale di Bereguardo è facilmente dominabile, arriva molto presto, ma da quel momento in poi sappiamo già però che la corrente poco per volta mollerà completamente e ci toccherà remare seriamente.
All'inizio la campagna intorno è ancora bella. Ci sono cascine bellissime, alcune diroccate altre invece in condizioni più che decorose. Siamo infastiditi dal traffico delle automobili sulla statale che fiancheggia il canale a cui non siamo più abituati e voghiamo vigorosamente perché cominciano ad arrivare le prime telefonate di coloro che già ci aspettano a Milano, fra cui anche il TG3, che come sempre pensano che possiamo accelerare il ritmo a nostro piacimento per recuperare i minuti. In realtà siamo in buon orario rispetto all'anno scorso quando continuavamo ad accumulare minuti su minuti di ritardo e infatti quest'anno ci siamo permessi anche di programmare una sosta a Gaggiano dove veniamo accolti dall'Assessore al Turismo Bianchi, il quale gentilmente ci ospita per una ultima rinfrescata prima di affrontare la parte finale della vogata fino a Milano. Gaggiano è molto carina, tutto il paese lungo il canale è in via di recupero, i colori delle case sono bellissimi, i materiali sono curati e da questo punto di vista probabilmente la cittadina è quella che più merita per l'attenzione che ha dedicato a questi aspetti.
Andiamo avanti, cominciamo a riconoscere i cartelli stradali e vediamo a che distanza siamo dall’IKEA, da Castorama e dai tanti negozi dove siamo abituati ad andare per fare acquisti e poco per volta ricominciamo a vedere anche le brutte case delle periferie delle nostre città. Trezzano e Corsico sono gli ultimi paesi che attraversiamo e poi con un paio di curve sappiamo che arriveremo a Milano: il tratto è veramente lungo, anche noioso e alcuni equipaggi dimostrano chiaramente di soffrire la fatica della lunga vogata, però nessuno molla e si fa sostituire.
Ad un certo punto da lontano dichiaro di sentire una musica ma vengo smentito dai miei compagni di barca che dichiarano che sono le campane; in effetti si sentono le campane di una chiesa ma io continuo a sentire anche una banda e dopo qualche altro centinaio di metri anche gli altri mi devono dare ragione perché ci avviciniamo verso la nostra banda degli Alpini che suona per le due barche vichinghe che ci hanno sopravanzato e la jole di Gavirate che, filando via come un treno, è già ben lontana davanti a noi.
Davanti al pontile della canottieri Milano ecco la banda tutta schierata che suona per l’arrivo di ognuna delle barche: è un momento bellissimo di grande struggimento, è un onore che viene reso a noi in quanto certamente quello che abbiamo compiuto in piccolo e nella modestia di un'impresa sportiva è stata anche una avventura di vita. Però il tempo stringe e alla Darsena ci aspetta la televisione e molti altri amici e così il Barchett riparte dopo aver imbarcato una dozzina di alpini in un contrasto stridente fra l'acqua e le penne di montagna del loro berretto storico.
Anche l'ultimo tratto viene percorso con grande vigore, tutti hanno dimenticato di essere stanchi, rimane l'emozione di volersi esibire fino all'ultimo metro ingaggiando fra le barche una competizione amichevole.
Filiamo come dei treni, dietro di noi la prima barca vichinga lanciata all'inseguimento solleva l'acqua davanti alla prua come se avesse il motore ma noi resistiamo e con un ultimo sprint riusciamo addirittura a spaccare di potenza un remo quando siamo a 100 m dalla Darsena!
Siamo tutti contenti, emozionati, straniti dall'arrivare nella nostra città così conciati da sembrare quasi dei marziani. Ma senza soffermarsi le barche vanno avanti nella Darsena rapidamente e in modo abbastanza ordinato. Questa volta riusciamo a tirare fuori le barche dall’acqua con una notevole efficienza e rapidità, forse dettata anche dal fatto che siamo stanchi e vorremmo finalmente riposarci, e collocarle sui carrelli con i quali partiranno lasciandoci definitivamente.
La banda degli Alpini intanto si incammina per portarsi dove ci aspetta il tram alla stazione di Porta Genova e ogni tanto si ferma a suonare davanti ai cittadini che li ascoltano deliziati fino al punto che il traffico ogni tanto si interrompe e si blocca completamente. Alla fine arriviamo dove il tram, messo gentilmente a disposizione dalla ATM, ci aspetta con un gentile e giovanissimo conduttore che sta attendendo paziente anche se abbiamo ormai mezz'ora di ritardo. Raccogliamo tutti gli amici che si stanno disperdendo intorno e il tram, sul quale gli Alpini stanno suonando imperterriti di fianco alla stazione ferroviaria, finalmente parte per attraversare tutto il centro di Milano con un percorso speciale che ci porta ad attraversare Porta Ticinese, le colonne di San Lorenzo, via Torino, il Duomo di Milano, largo Cairoli, piazzale Cadorna e infine ci porta all'Arco della Pace.
Intanto la banda suona e mentre passiamo davanti al Duomo non è mancata “o mia bella madonnina”. In fondo al piazzale vediamo il gazebo con delle belle bottiglie fresche di spumante e così, rinfrancati da questa vista, i nostri Alpini si schierano ordinatamente in ordine di marcia ed avanzano a passo lento suonando inni marziali. È un momento che, anche se buffo e curioso, è anche un po' serio quando Troubetzkoy e io ci mettiamo in spalla il tronco di colonna e andiamo a passo cadenzato, con la banda che suona, fino a depositarlo ai piedi dell'Arco della Pace.
Tanti amici che non hanno vogato sono venuti a trovarci, forse un po' increduli di tutto quel pandemonio che siamo riusciti a montare insieme. Dai bar della movida di corso Sempione sbucano un po' di curiosi, alcune vecchiette avendo adocchiato le tartine sotto il gazebo si avvicinano anch’esse e fanno festa insieme a noi. Faccio quasi un po' fatica a interrompere la banda che suona per concedere anche agli alpini un meritato rinfresco sotto il padiglione che hanno montato i ragazzi della società di catering il Maestro di Casa, miei grandi amici ormai da tanti anni perché lavorano con noi molto frequentemente a Pallanza in villa.
Alcuni discorsi vengono ripresi per la televisione VCO Azzurra TV dalla carinissima giornalista Marianna Morandi e dall'operatore Travaini, interviste nelle quali inizia l’ingegner Frattini, che racconta del suo libro sul viaggio delle colonne dell'Arco della Pace da Crevoladossola fino a Milano, libro che è stato l'inizio di quest'avventura, quando me lo regalò il mio grande amico di Macugnaga Lolo Alfieri.
Poi parlano il presidente del Parco della Valgrande, che si è avventurato vogando con noi per quasi tutto il percorso, la proprietaria delle cave Tosco Marmi che ci ha preparato i blocchi di marmo, la signora D’Aloisio, accompagnata dal suo direttore di cava signor Barbieri, l'architetto Jilla Giani che ha scritto un libro sull'Arco della Pace e che ha fondato diversi anni fa l'associazione degli Amici dell'Arco della Pace, e infine un rappresentante dell'assessore Orsatti del Comune di Milano, che non ha potuto presenziare personalmente e che ci fa comunque partecipi della sua condivisione ed entusiasmo per la nostra avventura e del fatto che nei prossimi giorni ci incontreremo per consegnargli il marmo.
Adesso siamo veramente stanchi e alla spicciolata cominciamo ad avviarci facendoci accompagnare dai nostri amici perché le nostre macchine sono disperse qualcuna lungo il percorso della vogata, qualcuna addirittura al Lago Maggiore e pian piano tutti ci organizziamo per recuperare quello che abbiamo lasciato in giro in questi incredibili giorni.
Gli Alpini suonano ancora una serie di musiche bellissime e poi concludono con il nostro inno nazionale che merita sempre rispetto e silenzio da tutti; poi a passo cadenzato, si allontanano per tornare a casa, al Lago Maggiore, da dove sono partiti. Con la musica che si affievolisce piano piano finisce la VIACOLMARMO!2008.
Nessuno di noi la dimenticherà.











